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NIR.PassiFondamentalir1.20 - 22 Jun 2009 - 13:25 - MonicaPalmiranitopic end

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-- MonicaPalmirani - 28 Mar 2009
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Marcatura di un testo originale

Analisi giuridica del testo

La marcatura di un testo giuridico presuppone la conoscenza degli elementi di base dell'atto normativo che ci si appresta a modellare e a rappresentare mediante l'XML. L'XML infatti è un veicolo per annotare la struttura del testo giuridico e per catturarne la semantica. Fase quindi essenziale e propedeutica del gesto tecnico di marcatura è l'analisi del testo giuridico avendo a cuore la preservazione dei valori e delle valenze giuridiche, ossia di restare fedele al dettato normativo e alle intenzioni dell'organo emanante senza alterare in alcun modo la forma e la sostanza.

L'operatore-marcatore deve quindi inizialmente esaminare il testo, o cartaceo o digitale, per coglierne tutti gli elementi semantici giuridici.

In particolare deve comprenderne:

  • la natura giuridica (atto di fonte primaria, secondaria, atto amministrativo, etc.) e la collocazione del documento nella gerarchia delle fonti;
  • la provenienza ossia quale organo lo ha emanato e per quale finalità;
  • la struttura delle varie componenti (allegati, tabelle) e il ruolo giuridico svolto da ciascuna di esse;
  • gli eventi che lo hanno eventualmente coinvolto;
  • i legami con altri documenti giuridici.

Dopo aver effettuato l'analisi giuridica l'operatore inizia a distinguere: * le parti di contenuto ossia approvate, se non redatte, dagli organi competenti in possesso della potestà normativa. Questi organi costituiscono il ruolo dell'autore; * i metadati che arricchiscono il testo ma che non costituiscono il contenuto, ossia informazioni che provengono da altri attori diversi dall'autore; * gli elementi presentazionali, ossia quegli elementi grafici che determinano una certa forma visiva dell'atto.

La separazione fra queste tre informazioni non è mai banale e la competenza dell'operatore giuridico svolge un ruolo fondamentale per discernere ciò che è contenuto da ciò che è stato apposto successivamente ad integrazione migliorativa del documento. Esempio tipico è la data di vigore. Questa è un metadato evinto dal contenuto del testo e assoggettato, talvolta, ad un processo interpretativo della norma.

Spesso vi è anche un problema a separare la parte grafica dalla parte di contenuto. Se infatti vi sono delle frasi in grassetto occorre estrarre da questa annotazione presentazionale il significato semantico autentico per poterlo poi annotare indipendentemente dalla forma grafica. Semmai in un testo coordinato il grassetto indica un nuovo inserimento. In tal caso l'informazione da catturare non sarà il grassetto ma bensì l'azione di inserimento.

Per le questioni sopra esposte quindi l'analisi del testo determina poi a cascata la bontà e la qualità della marcatura. Più grossolana sarà l'analisi giuridica più grossolana sarà il risultato di marcatura.

Alcuni strumenti utilizzano parser automatici per agevolare l'operatore giuridico nell'identificazione di molti elementi strutturali e di alcuni metadati del testo normativo. Questo è da intendersi come un valido supporto, ma mai sostitutivo dell'analisi giuridica dell'operatore.

Analisi della struttura del documento

Dopo aver analizzato l'atto normativo nella sua interezza si entra nell'analisi delle sue parti. Prima di tutto in presenza di allegati occorre comprenderne la natura giuridica. L'atto principale può essere contenitore di norme o fungere semplicemente da veicolo per introdurre altre fonti del diritto. E' il caso della legge di conversione o della ratifica di un trattato internazionale.

Per questo motivo distinguiamo gli allegati in tre categorie:

  • allegato parte integrante: e' l'allegato che per motivi tecnici è meglio separare dal dispositivo normativo al fine di favorire la lettura. E' il caso di tabelle, elenchi, mappe, modulistica. Questi tipi di allegati non sono portatori di prescrizioni autonome e acquistano significato normativo solo alla luce della lettura dell'atto principale. Una tabella di elementi chimici è neutra rispetto ogni prescrizione, diviene invece l'elenco delle sostanze tossiche se letto in un combinato disposto con l'articolo di legge che ne sancisce il divieto di utilizzo;
  • atto in allegato: è l'allegato normativamente autonomo che è introdotto da un atto principale. E' il caso di un trattato internazionale allegato alla legge di ratifica, il testo unico introdotto da un decreto legislativo, un codice deontologico approvato con decreto ministeriale, un regolamento emanato con decreto rettorale;
  • allegato informativo: è un allegato privo di ogni potere normativo ma che favorisce la comprensione, la diffusione e l'accesso alla norma. E' il caso del testo coordinato di un decreto legge convertito con modificazioni.

L'analisi di queste tipologie colloca immediatamente l'allegato in relazioni diverse con l'atto principale. Tale relazione può essere espressa mediante i metadati degli allegati ossia specificandone la natura.

Gli allegati devono essere organizzati seguendo la struttura dell'atto così come approvato in originale, senza alterare la dipendenza di gerarchia. Se l'allegato A richiama altri due allegati (tabella 1 e tabella 2), questi sono figli dell'allegato A che a sua volta è figlio dell'atto principale.

Questa cura nel descrivere la gerarchia degli atti normativi e dei suoi relativi allegati risulta fondamentale per comunicare l'organizzazione che l'ente emanante ha voluto imprimere al testo normativo. La sequenza degli allegati, così come la loro gerarchia, non è mai casuale ma registra un preciso volere di organizzazione delle norme e quindi dei dettati prescrittivi.

Scelta della dtd e della tipologia di atto

In NIR vi sono tre tipologie di dtd in base alla tipologia dell'atto. Se l'atto è di recente stesura e si rileva sia stato scritto seguendo le buone norme di redazione (Circolare 2001 della Presidenza del Consiglio) allora si può adottare la dtd nirstrict.dtd. Se contrariamente il documento non è recente e in ogni caso non onora le regole minime di buona normazione (es. i commi non sono numerati) ecco che abbiamo la necessità di una dtd più flessibile e quindi utilizzeremo nirloose.dtd.

La maggior differenza risiede appunto nella prescrittività, ossia nel costringere l'atto a rispettare determinate regole dedotte e suggerite dalle buone norme di redazione degli atti normativi ormai riconosciute a livello nazionale ed internazionale.

E' certo che anche la fonte gerarchica normativa influisce nella scelta. Se dobbiamo marcare norme di rango primario (leggi, decreti legislativi, etc.) e queste sono conformi al manuale delle regole di buona normazione potremo applicare il template della nirstrict.dtd.

Viceversa se vogliamo marcare atti normativi che per loro natura sono destrutturati, non propriamente ben organizzati come ad esempio i provvedimenti delle autorità, le circolari di qualche ente, i documenti normativi locali, le delibere del comune, ecco che la nirloose potrà più propriamente essere applicata.

La scelta della dtd da adottare rientra quindi nell'analisi giuridica dell'atto, della sua natura, della sua collocazione nella gerarchia delle fonti, del periodo storico di appartenenza e della sua struttura.

Identificazione univoca dell'atto:URN

Uno dei passi più delicati nella marcatura XML di un documento giuridico è l'attribuzione univoca dell'URN (Uniform Resource Name), ossia l'apposizione dell'identificazione univoca della risorsa elettronica nel Web nonchè del nome logico del documento giuridico nel mondo digitale. Se infatti il meccanismo dell'URN (si veda paragrafo ##) garantisce l'aspetto tecnologico, l'identificazione delle componenti logiche del nome forniscono al documento una sua propria identità nel sistema delle fonti. In altre parole la sintassi URN preserva il nome nel tempo, la scelta dei componenti di questo nome deve necessariamente essere il frutto di un'analisi giuridica del documento.

Riassumiamo brevemente la sintassi di base dell'URN in NormeInRete? dopo i prefissi urn:nir:

  • autorità emittente del provvedimento (es. Stato, Ministero, Regione, Comune, Corte, ecc.). Vi è la possibilità di indicare più autorità in caso di emanazione congiunta (es. Decreto interministeriale) o di specificare meglio l'orgnanismo interno che ha emesso l'atto (es. ministeri senza portafoglio, autorità, agenzie, etc.);
  • tipo del provvedimento (es. legge, decreto, ordinanza, ecc.);
  • estermi dell'atto, tipicamente la data e il numero, ma in qualche caso può essere necessario anche un secondo numero (es. numerazione dei regolamenti di alcuni Comuni);
  • l'identificativo dell'annesso (es. Allegato 1), se presente, e di una sua eventuale specificazione (es. protocollo;inglese).

Come si può notare la scelta di questi elementi implica una comprensione profonda della natura dell'atto giuridico che si sta trattando. E' sì vero che per i documenti tipici di rango primario (es. legge, decreto-legge, decreto legsilativo) non vi sono molti dubbi, ma per le fonti di rango secondario (es. regolamenti, decreti, provvedimenti, etc.) e per le fonti emanate da più autorità (es. decreti interministeriali) occorre analizzare bene lo scopo e la ratio dell'atto giuridico per carpirne, e quindi dopo rappresentarne, l'essenza giuridica come fonte cognitiva del diritto.

Denominazione dell'autorità o delle autorità

Parser automatici possono aiutare a catturare dal testo gli elementi sopra menzionati agevolando così l'operatore producendo una proposta di URN, ciò non di meno la verifica ultima deve necessariamente essere effettuata avendo contezza che tale nome sarà per sempre e come tale rappresenta e rappresenterà in modo univoco la fonte del diritto nel mondo del Web. Inoltre occorre far presente che l'autorità emanante determina in diritto il potere legislativo o regolamentare accompagnato, nel caso, dall'ambito di competenza. Quindi la corretta identificazione dell'autorità significa molto più che assegnare una nomenclatura tecnica: significa caricare il documento di una autorevolezza datagli dall'ente emanante che a sua volta è portatore di poteri normativi-regolamentari, e quindi di potestà legisaltiva o regolamentare, assegnatagli dal sistema giuridico.

Esaminiamo questo esempio:

DECRETO 7 maggio 2008 (G.U. n. 178 del 31/07/2008) Sgravi contributivi sulla quota di retribuzione costituita dalle erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali, territoriali ovvero di secondo livello, in attuazione dei commi 67 e 68 dell'articolo 1 della legge n. 247 del 2007

il quale riporta nel preambolo la sequente dicitura:

<<Il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale di concerto con Il Ministro dell'Economia e delle Finanze >>

In questo esempio il decreto è interministeriale ed emanato congiuntamente dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale insieme con il Ministero dell'Economia e Finanze, il suo URN sarà quindi composto in questo modo:

urn:nir:ministero.lavoro.previdenza.sociale+ministero.economia.finanze:decreto:2008-05-07;nir-s2804256

Per assegnare la composizione corretta dell'URN abbiamo dovuto analizzare nel dettaglio il documento, e nel riconoscere l'emanazione congiunta dichiariamo che le disposizioni normative in esso contenute sono legittimate dai poteri di competenza dei due ministeri.

Cambiamenti nel tempo di denominazione dell'atto o dell'autorità

Altra attenzione va posta al periodo storico del documento, non solo perchè per i documenti pre-repubblica abbiamo denominazioni di atti diverse (es. regio decreto, decreto luogotenenziale), ma soprattutto perchè nel tempo le denominazioni delle autorità emananti cambiano (es. Ministero di Grazia e Giustizia ora divenuto Ministero della Giustizia).

E' il caso sotto riportato di una circolare emanata congiuntamente dalla Direzione generale dell'organizzazione giudiziaria e la Direzione generale affari civili nonchè affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia nel 1999:

CIRCOLARE 21 Maggio 1999, n. 142 Disposizioni per l'attuazione della riforma del giudice unico di primo grado.

urn:nir:ministero.grazia.giustizia;direzione.generale.organizzazione.giudiziaria+ministero.grazia.giustizia;direzione.generale.affari.civili+ministero.grazia.giustizia;affari.penali:circolare:1999-05-21;142

Da questo esempio possiamo comprendere la delicatezza nel definire non solo l'autorità emanante primaria, con la denominazione sempre coordinata con il periodo storico, ma anche il dettaglio nell'elencare le rispettive organizzazioni coinvolte nell'emanazione di questo documento.

Numerazione dell'atto normativo

Occorre segnalare che se il rango primario della normativa ha sempre un numero identificativo certo (es. numero della legge), ciò può non essere vero per i decreti ministeriali non numerati o altri atti, come circolari, che non portano numeri identificativi certi. A tal riguardo si sta lavorando affinchè la numerazione identificativa venga assegnata direttamente in fase di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale direttamente dall'Ufficio leggi e decreti del Ministero della Giustizia. In attesa di questa assegnazione univoca anche dei documenti normativi non numerati, si consiglia di apporre il prefisso nir seguito da un numero sequenziale (es. nir-s2804256).

Denominazione degli allegati

Altro punto di rilievo è la corretta identificazione degli allegati, ove presenti, e la loro posizione rispetto all'atto primario. Solitamente il legislatore definisce una struttura dell'atto giuridico normativo che è la rappresentazione di un processo ideativo della norma secondo un piano di priorità precettive. Così se un allegato risulta essere presente in una certa forma o posizione (es. terzo allegato, seconda tabella del primo allegato) non è mai una scelta casuale, ma rappresenta una precisa volontà del legislatore del grado e della subordinazione rispetto alla gerarchia definita.

Un esempio è il decreto legislativo 196 del 2003 (Codice per la protezione dei dati personali). Esso consta di un decreto legislativo primario (il codice vero e proprio) e di due allegati A e B. L'allegato A raccoglie tutti i codici deontologici connessi con il tema, l'allegato B detta norme di sicurezza. L'allegato A è poi suddiviso in sotto-allegati A.1, A.2, etc. i quali richiamano in allegato rispettivi Codici Deontologici (es. A.1 richiama il Codice Deontologico dei Giornalisti).

Ora questa gerarchia va preservata anche nella composizione dell'URN affinchè possa rappresentare pienamente la struttura dell'atto, la gerarchia delle fonti, così come approvata dal Parlamento, senza nessuna alterazione dovuta alla digitalizzazione.

Avremo quindi per il Codice Deontologico dei Giornalisti allegato al Codice della Privacy il seguente URN che esprime tutta la storia della composizione giuridica dell'atto:

urn: urn:nir:stato:decreto.legislativo:2003-06-30;196:allegato.a:allegato.a.1:codice

Documenti correttivi

Documenti nel tempo: le versioni

Marcatura della struttura

Marcatura delle tabelle

Marcatura degli allegati

Marcatura degli oggetti mutlimediali

Marcatura dei metadati generali del documento

Marcatura dei riferimenti

Marcatura delle note

Marcatura di un testo modificativo

Marcatura del ciclo di vita del documento

Marcatura delle "virgolette"

Marcatura delle modifiche

Marcatura di un testo consolidato


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