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NIR.StandardXSDr1.7 - 06 Oct 2009 - 22:42 - FabioVitalitopic end

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6.2.1 Introduzione

Gli schemi di NormeInRete? sono utilizzati per definire alcuni tipi di documento a carattere normativo. Gli schemi di NormeInRete? utilizzando due linguaggi di validazione standard, vale a dire i DTD e gli XML schema, entrambi proposti e mantenuti da W3C. Nel seguito, salvo ove espressamente indicato, si indicheranno in egual maniera con dtd o schema i documenti di schema espressi in questi due linguaggi, in quanto, salvo ove espressamente specificato, essi individuano lo stesso et di regole di validazione.

Per ogni tipo di documento (ad esempio legge ordinaria, legge costituzionale, decreto-legge,ecc.) NormeInRete? specifica sia uno schema descrittivo, particolarmente flessibile, che si adegua alle strutture dei documenti normativi creati fino ad oggi, sia uno prescrittivo, più rigido, che verifica l'adesione dei vari documenti alle regole di "buona scrittura" dei documenti normativi come specificato nella circolare 20 aprile 2001, n. 1.1.26/10888/9.92 "Regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi".

Ad essi si aggiunge un terzo schema, che descrive solo le strutture più semplici, uniformi e frequenti, pensato per permetterne un rapido apprendimento ed un facile utilizzo. Le differenze tra i tre schemi (da qui in poi chiamati rispettivamente flessibile, completo e base) sono poche e parametrizzate: gli elementi sono gli stessi e hanno sostanzialmente le stesse regole di validità, ma lo schema completo impone la verifica di alcune regole supplementari che nello schema flessibile sono assenti, mentre nello schema base manca il supporto per quei casi particolari che, per quanto rari,. rendono l’uso dello schema completo di particolare complessità. Per costruzione, tutti i documenti validi secondo lo schema base o secondo lo schema completo sono anche validi secondo lo schema flessibile.

Nella pratica, si utilizza lo schema base a scopo divulgativo, nell'apprendimento, e ogni volta che la struttura del documento sia particolarmente semplice e priva di complessità; si userà invece lo schema completo in condizioni di normazione, o legal drafting, ossia per la creazione di nuove norme su cui si vuole che la succitata circolare abbia effetto; infine, si ricorrerà allo schema flessibile per la descrizione di documenti che presentino una qualunque complessità o difformità dalle regole della circolare del 2001, e quindi ovunque le regole esposte nello schema completo siano considerate troppo restrittive. A parte poche differenze, comunque, non esistono variazioni rilevanti tra gli schemi completo e flessibile e la descrizione seguente ignorerà ove non necessario l'esistenza di queste classi di documenti.

6.2.2 Architettura degli schemi

Lo schema di NormeInRete? si compone di otto moduli di schema. Questi sono disponibili sia in formato XML Schema sia DTD, e sono sostanzialmente equivalenti in termini di vocabolario e regole di validità. A ciascuno dei nomi di file seguenti va aggiunto il prefisso ".dtd" per indicare lo schema in formato DTD, o ".xsd" per indicarlo in formato XML Schema.

  • nirlight: definizione completa dello schema base.
  • nirstrict: definizioni specifiche per documenti NIR con sintassi completa
  • nirloose: definizioni specifiche per documenti NIR con sintassi flessibile
  • globali: elementi ed attributi generici e condivisi dai moduli completo e flessibile
  • norme: elementi specifici per parti normative strutturate condivisi dai moduli completo e flessibile
  • testo: elementi specifici per parti testuali e non strutturate condivisi dai moduli completo e flessibile
  • meta: elementi specifici per la descrizione di meta-informazioni condivisi dai moduli completo e flessibile
  • proprietario: elementi specifici all'applicazione, esterni allo standard NIR condivisi dai moduli completo e flessibile

Sebbene l'uso di UTF-8 come codifica caratteri renda l'uso di entità carattere un'abitudine obsoleta e ingiustificata, il DTD di NormeInRete? (ma non lo XML Schema) fornisce comunque sette file di entità per la gestione di caratteri speciali utilizzabili con ISO Latin 1. Questo permette di realizzare documenti che sono comunque utilizzabili anche in assenza di specifica della codifica caratteri o in presenza di codifiche caratteri multiple. I file di entità sono i seguenti:

  • ISOlat1.pen: "ISO 8879-1986//ENTITIES Added Latin 1//EN//XML"
  • ISOlat2.pen: "ISO 8879:1986//ENTITIES Added Latin 2//EN//XML"
  • ISOgrk3.pen: "ISO 8879:1986//ENTITIES Greek Symbols//EN//XML"
  • ISOdia.pen: "ISO 8879:1986//ENTITIES Diacritical Marks//EN//XML"
  • ISOnum.pen: "ISO 8879:1986//ENTITIES Numeric and Special Graphic//EN//XML"
  • ISOpub.pen: "ISO 8879:1986//ENTITIES Publishing//EN//XML"
  • ISOtech.pen: "ISO 8879:1986//ENTITIES General Technical//EN//XML"

Gli schemi descrivono vari tipi di documento, ad esempio legge ordinaria, legge costituzionale, decreto-legge, decreto legislativo, decreto ministeriale numerato, regio decreto, dpr numerato, dpcm numerato, legge regionale, atto di authority, dpr non numerato, decreto ministeriale non numerato, dpcm non numerato, articolato, semi-articolato ed un tipo di documento senza una struttura predefinita, chiamato genericamente documentoNIR. Ovviamente vi sono molte similarità nelle strutture di questi documenti, tant'è vero che, sebbene con nomi diversi, esistono di fatto due sole classi di documenti normativi:

  • il documento articolato completo
  • il documento semi-articolato

In tutti i casi la dichiarazione di tipo nell’istanza di documento XML è simile, richiamando sempre e solo uno dei tre schemi base, flessibile e completo (vale a dire nirlight, nirloose o nirstrict), a seconda del tipo di verifiche che si vogliono effettuare. Ad esempio, per marcare una legge ordinaria che deve seguire i dettami della circolare del 2001 si dovrà preparare il documento come segue:

<?xml version='1.0' ?>
<NIR tipo="originale"
     xmlns="http://www.normeinrete.it/nir/2.2"
     xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
     xsi:schemaLocation="nirstrict.xsd">
   <leggeordinaria>
    ... 
   </leggeordinaria>
</NIR>

se si utilizza XML Schema oppure, se si utilizzano i DTD, come:

<?xml version='1.0' ?>
<!DOCTYPE NIR SYSTEM "nirstrict.dtd">
<NIR tipo="originale"
     xmlns="http://www.normeinrete.it/nir/2.2">
   <leggeordinaria>
    ... 
   </leggeordinaria>
</NIR>
<NIR >

mentre un dpr non numerato con significative variazioni rispetto alla circolare del 2001 si indicherà come segue:

<?xml version='1.0' ?>
<NIR tipo="originale"
     xmlns="http://www.normeinrete.it/nir/2.2"
     xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance"
     xsi:schemaLocation="nirloose.xsd">
   <dprNN>
     ... 
   </dprNN> 
</NIR>

nel caso di XML Schema e, nel caso di DTD, come:

<?xml version='1.0' ?>
<!DOCTYPE NIR SYSTEM "nirloose.dtd">
<NIR tipo="originale"
     xmlns="http://www.normeinrete.it/nir/2.2" ...>
   <dprNN>
     ... 
   </dprNN>
</NIR>

Norme In Rete richieda una corretta qualificazione degli elementi XML dei documenti. A tal fine definiscono alcuni namespace due dei quali riservati agli elementi dei documenti di Norme In Rete. L'uso della corretta dichiarazione di namespace XML permette ai software di comprendere la versione del linguaggio utilizzata e dunque di attivare le opportune procedure di utilizzo, visualizzazione, ecc.

I namespace definiti sono, per quanto riguarda le strutture di tipo normativo, http://www.normeinrete.it/nir/2.2, per quanto riguarda i metadati di tipo dispositivo, http://www.normeinrete.it/nir/disposizioni/2.2, mentre si aggiungono due ulteriori indicazioni di namespace per gli elementi HTML ed XLink utilizzati per vari scopi nel documento. Una dichiarazione completa avrà allora la seguente forma:

<NIR tipo="originale"
   xmlns="http://www.normeinrete.it/nir/2.2"
   xmlns:dsp="http://www.normeinrete.it/nir/disposizioni/2.2/" 
   xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink"
   xmlns:h="http://www.w3.org/HTML/1998/html4">
    ...
</NIR>

6.2.3 Lo schema base

Il modulo nirlight costituisce un'unità a sé stante, che descrive nella sua interezza il modello semplificato di documenti NIR chiamato schema base. Lo schema base rappresenta una radicale semplificazione dello schema flessibile, pensata soprattutto per agevolare e velocizzare le attività di marcatura nei documenti privi di situazioni particolarmente complesse. La semplificazione avviene escludendo la maggior parte delle eccezioni e degli elementi facoltativi presenti nello schema flessibile. Ovviamente questo ha un prezzo in generalità: infatti, mentre lo schema flessibile ha ambizioni di completezza (tutti i documenti normativi debbono essere marcabili correttamente con lo schema flessibile), esistono sicuramente documenti normativi anche di una certa rilevanza che non sono descrivibili con lo schema base. Tra le scelte che caratterizzano lo schema base, sicuramente vanno ricordate:

  • la semplificazione degli elementi testuali: i cosiddetti content model misti (ovvero quelli in cui è possibile inserire sia testo che elementi inline) sono qui limitatissimi: oltre al testo, è possibile specificare soltanto l'esistenza di riferimenti e modifiche.
  • la rigidità degli elementi strutturati: la gerarchia dell'articolato è rigida e priva di eccezioni. Rubriche e numeri possono solo contenere testo.
  • L'eliminazione della maggior parte degli elementi facoltativi, soprattutto nelle metainformazioni.
  • L'obbligo di specificare come documenti indipendenti tutti gli annessi.
Va inoltre notato che a partire dalla versione del 1 novembre 2003 lo schema base allenta alcune (poche) regole la cui violazione impediva l'uso dello schema base in un grande numero di situazioni. L'effetto pratico, tuttavia, è che a partire da questa versione lo schema base non è più un sottoinsieme delle regole dello schema completo, ma dello schema flessibile.

6.2.4 Gli schemi flessibile e completo

I due documenti nirloose e nirstrict introducono e gestiscono le regole di validazione, rispettivamente, degli schemi flessibile e completo. I due documenti sono simmetrici, estremamente simili e divisi in sezioni ben identificabili. La differenza più importante è nella definizione simmetrica e differenziate delle differenze tra schema flessibile e completo, a cui seguono le inclusioni degli altri documenti (sia degli altri schemi o DTD, sia delle entità carattere) ed infine vengono elencate le classi di documenti definibili. Le differenze tra i due schemi si concentrano, al momento, nell'articolato. Di fatti vengono definiti in maniera diversa tra i due moduli i content model di articolato, libro, parte, titolo, capo, sezione, paragrafo, articolo e comma, e delle liste.

Nel DTD completo il content model di questi elementi segue la Circolare 20 aprile 2001, n. 1.1.26/10888/9.92 "Regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi" (d'ora in poi denominata "Circolare"). Come stabilito nella Circolare, infatti, gli elementi strutturali sono, nell'ordine, libro, parte, titolo, capo e articolo. Inoltre il capo può ulteriormente essere diviso in sezioni. Le sezioni rompono dunque la simmetria dei contenimenti, perché possono solo comparire dentro a capi. Questo viene reso correttamente e precisamente nello schema completo, che impone che un documento iniziante con elementi di un dato livello gerarchico debba poi continuare con elementi dello stesso livello. Nel DTD flessibile, al contrario, in qualsiasi punto della gerarchia può essere inserito qualunque altro elemento, permettendo ad un documento normativo, ad esempio, di iniziare con alcuni articoli e proseguire diviso in parti o titoli. Lo schema flessibile permette inoltre l'inserimento di elementi di partizione non previsti usando l'elemento generico "partizione", e di elementi contenitore (al cui interno possono stare paragrafi ed altri elementi inconsueti), utilizzando l'elemento generico "contenitore".

In particolare, nello schema completo, non essendo previsto dalla Circolare, il livello gerarchico 'paragrafo' non esiste. Tuttavia, alcune norme, tra cui i codici civile e penale, il codice di procedura civile e varie leggi (es. n. 87 del 1953 sulla Corte costituzionale o n. 633 del 1941 sul diritto d'autore) presentano il livello di paragrafo, compreso tra quello di sezione e quello di articolo. Lo schema flessibile prevede quindi anche questo elemento e lo inserisce nella posizione corretta della gerarchia.

Nello schema flessibile sia il numero sia la rubrica di ogni elemento sono facoltativi, mentre nello schema completo il numero è obbligatorio, anche se la rubrica resta facoltativa.

Dopo la definizione delle strutture simmetriche e differenti dei due tipi di schema, i due moduli nirloose e nirstrict definiscono gli elementi tipo-documento (ovvero le classi di documenti) definibili con questi schemi, e la relativa lista di attributi. Le effettive descrizioni dei content model e degli attributi sono poste nei moduli norme e global. Gli schemi di NormeInRete? definiscono dunque 14 tipi di documenti legislativi:

  • legge ordinaria,
  • legge costituzionale,
  • decreto legge,
  • decreto legislativo,
  • decreto ministeriale (numerato),
  • regio decreto,
  • decreto del Presidente della Repubblica (numerato),
  • decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (numerato),
  • atto di authority,
  • decreto ministeriale (non numerato),
  • decreto del Presidente della Repubblica (non numerato),
  • decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (non numerato),
  • legge regionale,
  • comunicato,
  • articolato,

e tre tipi di documenti generici, utilizzabili per ogni tipo di documento che non ricada esplicitamente in una delle fattispecie precedenti:

  • documento articolato (con una gerarchia compatibile con le direttive della circolare del 2001),
  • semi-articolato (con una gerarchia ma non necessariamente compatibile con le direttive della circolare del 2001),
  • documentoNIR (senza necessariamente una gerarchia di parti).

Ad ogni tipo di documento è assegnata una di due possibili strutture, chiamate articolato e semiarticolato. I documenti articolati sono organizzati in gerarchie compatibili con la circolare del 2001, mentre nei semiarticolati gli elementi dell'articolato sono facoltativi in ordine e numero, e oltre agli elementi dell'articolato si possono trovare elementi testuali arbitrari o gerarchie non standard).

Attraverso l'attributo 'tipo' si specificherà il tipo di intervento redazionale a cui il documento è stato sottoposto: i valori possibili sono 'originale', se il documento è esattamente nella forma in cui è stato pubblicato dalla fonte ufficiale del tipo di documento, ‘vigente’, se contiene tutte le modifiche dalla versione originale ad uno specifico momento nel tempo, o ‘multi-vigente’, se contiene, differenziate per tipo e data, le modifiche relative a due o più documenti di modifica sul documento. In nessun caso si potrà usare il valore 'originale' per documenti che sono stati rimaneggiati nel contenuto durante la fase di redazione del documento stesso.

6.2.5 Il modulo delle definizioni globali

Il modulo globali contiene la definizione di entità usate in tutti i documenti. Tre sono gli scopi principali di questo modulo: definire attributi e blocchi di attributi comuni a molti elementi, definire content model condivisi da molti elementi, e definire elementi generici che possano, dopo opportuna denominazione, essere usati per tutti gli scopi strutturali che al momento non sono prevedibili.

6.2.5.1 Gruppi di attributi css e vigenza

Esempi evidenti di questi usi sono i gruppi di attributi css e vigenza. Nel gruppo css si definiscono tre attributi. Il primo e più semplice è l'attributo xml:lang, previsto nella specifica XML e che qui diventa predefinito, che permette di specificare la lingua in cui viene espresso un elemento del documento. I valori possibili sono i codici di due lettere di [RFC1766] ("Tags for the Identification of Languages", H. Alvestrand, March 1995, http://www.ietf.org/rfc/rfc1766.txt). Per coerenza, si suppone che il valore dell'attributo xml:lang venga ereditato da tutti gli elementi contenuti nell'elemento che lo definisce. Seguono gli attributi h:style e h:class, che servono ad associare stili CSS ad elementi del documento NIR. Lo standard CSS del W3C permette di associare agli elementi XML semantica presentazionale di buon livello e facilmente utilizzabile soprattutto su video.

In generale si suppone che gli elementi dei documenti NIR abbiano una semantica di presentazione standard, che permetta di porre in evidenza, ad esempio, titoli e numeri di parti e sezioni, ecc. Tuttavia, può capitare che a volte alcune parti del testo richiedano una semantica di presentazione ad hoc (ad esempio, il legislatore può aver messo alcune parole in grassetto). Quando dunque alcune parti dei documenti debbono avere una presentazione particolare, e tuttavia mancano elementi specifici che rendano il significato soggiacente a questa presentazione particolare, sarà opportuno associare a tali parti uno stile CSS specifico.

Gli attributi dell'entità vigenza permettono di controllare e specificare la gestione del consolidamento e dell'esclusione selettiva di parti del documento normativo per ragioni redazionali. Secondo l'attributo 'tipo' dell'elemento radice, infatti, i documenti NIR possono essere o 'originali' (il loro contenuto rispecchia il documento pubblicato nella forma originale dalla fonte ufficiale del tipo di documenti) oppure soggetti a lavoro redazionale per aggiornarne o filtrarne il contenuto. Solo nel primo caso è possibile usare il valore 'originale' per l'attributo 'tipo' dell'elemento NIR.

Tra i documenti con intervento redazionale, invece, possiamo distinguere i documenti 'vigenti' e 'multi-vigenti'. Un documento 'vigente' è un documento normativo in cui la redazione, in base a tecniche e analisi esterne alla competenza di questo gruppo di lavoro, ha realizzato un documento consolidato ad una data specificata senza necessariamente indicare nel documento quali cambiamenti siano stati effettuati a partire dal testo originale. Il documento permette dunque di stabilire il contenuto per un'unico periodo di vigenza, che viene indicata nelle meta-informazioni del documento stesso. Un documento 'multi-vigente', invece, presenta contenuti attribuibili a più periodi di vigenza successivi, ed in particolare può presentare versioni multiple dello stesso frammento (ad esempio, più versioni di un articolo o di un comma), ciascuna attribuibile ad un periodo di vigenza diverso.

La specifica del contenuto multi-vigente avviene in due fasi: nella prima fase, all'interno del blocco delle meta-informazioni, si indicano nell'elemento 'vigenza' le date rilevanti per ogni cambiamento di contenuto del documento; ad ogni vigenza è associato un identificativo univoco, la data di inizio rilevanza e l'indicazione del riferimento passivo al provvedimento che impone la modifica del contenuto. Nella seconda fase si associano le varie parti di testo modificato alle vigenze così specificate. Per ogni elemento che è stato modificato, si indicheranno allora, dove appropriato, la data di inizio vigenza, di fine vigenza, di inizio sospensione, di fine sospensione, indicando sempre l'identificativo dell'elemento vigenza appropriato. La mancanza di inizio sospensione o di fine vigenza indicano che il testo è vigente alla data ultima di vigenza del documento (ad esempio, ad oggi). La mancanza di inizio vigenza indica che il testo proviene direttamente dalla prima vigenza indicata (vale a dire, dal testo originale della norma).

Attraverso l'attributo 'status' verrà inoltre giustificata l'assenza di una parte del testo per ragioni redazionali (ad esempio, di filtro o di irrilevanza per il lettore). Se la redazione decide infatti di non riportare nel documento una parte del testo, gli elementi relativi dovranno essere comunque usati, ma attraverso l'attributo facoltativo 'status' (con il valore 'abrogato' o 'omissis' a seconda della situazione). In tutti i casi, gli attributi status, inizio, fine, iniziosospensione e finesospensione possono essere associati a qualunque parte del documento, dai singoli commi ad intere partizioni. Nel caso si debbano indicare valori di vigenza di singole parole o di brevi frasi all'interno di una partizione, si suggerisce di circondare il testo da un elemento 'span' con gli attributi di vigenza appropriati.

6.2.5.2 Pattern di content model comuni ai vari tipi di elementi

Gli elementi de gli schemi completo e flessibile di NIR appartengono a cinque pattern, corrispondenti ad altrettanti diversi tipi di content model:

  • Marker: sono elementi privi di contenuto testuale. Rappresentano "posizioni" all'interno del documento, oggetti non ulteriormente suddivisibili. In sintassi XML sono corrispondenti al solo tag di apertura.
  • Inline: sono elementi che stanno all'interno dei blocchi (i.e. paragrafi) e identificano parti di testo aventi una giustificazione semantica, strutturale o tipografica del testo.
  • Blocchi: sono elementi che separano il testo in blocchi a sequenza verticale, come i paragrafi.
  • Contenitori: sono elementi che definiscono al loro interno elementi speciali, o che modificano il senso ed il comportamento di elementi definiti anche altrove. Questi sono cioè elementi privi di una particolare visualizzazione predefinita, ma che definiscono un contesto all'interno dei quali sono possibili elementi che al di fuori non sono definiti.
  • Speciali: sono elementi utilizzabili solo all'interno di determinati contesti (alcuni elementi contenitore) che li giustificano e li permettono.

6.2.5.3 Elementi generici

Gli elementi generici sono introdotti per descrivere parti di testo che, pur non essendo considerate esplicitamente nello schema, hanno comunque bisogno di essere gestite separatamente in quanto dotati di una rilevanza particolare. L'attributo 'nome' permette di assegnare un nome significativo a questi elementi senza modificare lo schema. Si deve intendere che qualunque elemento dotato di un nome specifico possa essere considerato equivalente al corrispondente elemento generico con un apposito valore per l'attributo 'nome'.

L'uso di elementi generici è particolarmente utile nel caso si voglia attribuire ad una parte del documento un attributo specifico anche se essa non corrisponde a nessuna suddivisione ufficiale della gerarchia. Gli elementi generici sono uno per ogni tipo di pattern di content model: vuoto, inlinea, blocco, e contenitore. Inoltre è definita una gerarchia aperta di elementi a nove livelli, che permette di specificare strutture gerarchiche arbitrarie o appartenenti a normative non standard o con eccezioni rispetto alla strutturazione della Circolare. Tutti gli elementi della gerarchia hanno un numero ed un titolo facoltativo, e richiedono un id obbligatorio.

6.2.6 Il modulo testo

Nel modulo testo trovano posto le definizioni degli elementi con semantica non legata alla normazione, ma comunque utili nella strutturazione dei documenti di NormeInRete?. In esso si ridefiniscono, con opportune variazioni, elementi tratti da HTML.

Per la specifica di tabelle con un linguaggio di markup esistono due modelli di particolare diffusione, la cui conoscenza è sufficientemente diffusa da garantire l'esistenza di appositi strumenti di creazione e visualizzazione per le tabelle così descritte:

  • Il modello di tabelle CALS (identificativo pubblico "-//USA-DOD//DTD Table Model 951010//EN") usato all'interno dell'iniziativa CALS del Ministero della Difesa USA,
  • Il modello di tabelle HTML4, descritto in un'apposita sezione del DTD di HTML versione 4.0 (identificativo pubblico "-//W3C//DTD HTML 4.0 Strict//EN"), come proposto dal World Wide Web Comittee.
Per ragioni di semplicità, diffusione e facilità di uso, si è scelto il modello HTML4.

6.2.7 Il modulo norme

Nel modulo norme vengono raccolti tutti gli elementi con semantica connessa agli atti normativi. Questo modulo, che è il cuore dello schema di NormeInRete?, permette di descrivere testi di natura normativa identificandone appropriatamente gli elementi costituenti. Due sono state le scelte programmatiche di fondo: l'adesione alla Circolare e la sussidiarietà dei vincoli dello schema alle scelte del legislatore. Quest'ultimo aspetto in particolare significa adeguare i permessi dello schema a ciò che è stato effettivamente inserito nei documenti reali, senza imporre vincoli - per quanto ragionevoli - su documenti che ormai non possono più essere modificati. Ad esempio, ciò significa non imporre una numerazione automatica delle parti gerarchiche, bensì accettare qualunque valore (anche eventualmente sbagliato) sia stato ufficialmente promulgato. Il modulo norme introduce due categorie di elementi ben distinti ed analogamente importanti:

  • gli elementi della struttura dell'atto normativo, e
  • gli elementi inline con semantica rilevante ai fini della normazione.

La prima categoria comprende quegli elementi che costituiscono l'ossatura di un documento normativo, come l'intestazione, la conclusione, e tutti gli elementi dell'articolato. Nella seconda, invece, comprendiamo gli elementi volti ad identificare quelle parti del testo normativo che hanno un significato ritenuto semanticamente rilevante indipendentemente dalla loro posizione all'interno del documento normativo (ad esempio in rubriche, corpi dei commi, annessi, ecc.). Tra questi vi sono, ad esempio, i riferimenti, le specificazioni di atti, soggetti, enti, date e luoghi.

6.2.7.1 Strutture dei documenti normativi

In questa sezione vengono descritti i due tipi di documenti con struttura di atto normativo previsti dal DTD di NormeInRete?: l'articolato e il semi-articolato. Il tipo articolato si applica a quei documenti che hanno la struttura esatta di documento normativo, con intestazione, formula di approvazione, articolato, formula finale, conclusione, eventuali annessi. Con il tipo semi-articolato si intende invece descrivere quei documenti che, come i precedenti, hanno una sovrastruttura di documento normativo (con intestazione, forse una formula di approvazione, forse un preambolo, ecc.), ma che o sono privi di una sezione di articolato propriamente detta, oppure hanno una sezione di articolato così diversa da quelle descritte negli altri tipi da dover essere descritta in maniera specifica e senza vincoli preimposti. In questo caso, tutti gli elementi di tipo normativo sono possibili ma facoltativi, per comprendere il maggior numero possibile di varietà.

Seguendo la Circolare, ogni documento normativo possiede un'intestazione composta da un tipo di documento, una data, un numero d'ordine, ed un titolo. A seguire, e in conformità con il principio di sussidiarietà espresso in precedenza, si trattano le formule di rito iniziali e finali, che, sebbene obbligate e ripetute in tutti i documenti di uno stesso tipo, sono comunque previste ed appositamente marcate. Esse sono divise in blocchi (ad esempio elementi p o div).

Ad essi segue l’articolato. Come già descritto in precedenza, l'articolato si compone di libro, parte, titolo, capo, sezione, paragrafo ed articolo secondo i content model specificati degli schemi completo e flessibile. Ogni elemento della gerarchia ha o può avere ulteriormente una rubrica testuale ed un numero d'ordine; inoltre esso ha i soliti attributi ed in particolare un identificatore obbligato. Un articolo è composto di commi, che contengono o un corpo di testo o un elenco di elementi lettera. Lo schema completo prevede due tipi di elenchi, quelli composti di elementi lettera (el) e quelli composti di elementi numero (en). Lo schema flessibile aggiunge il tipo elenco a pallini (ep), non previsto nella circolare del 2001 ma esistente in numerosi documenti normativi. Questi elementi sono annidabili tra loro. Ogni elenco è introdotto da un elemento alinea obbligatorio e seguito da un elemento coda facoltativo.

Articoli e commi presentano un'ulteriore caratteristica, chiamata genericamente decorazione. In un periodo recente, soprattutto nei testi unici, è esistita l'abitudine di specificare nei pressi della rubrica l'origine normativa dell'articolo stesso. La disciplina dei testi unici misti, prevede inoltre la specificazione del valore legislativo, regolamentare, o misto, dell'articolo o del comma. All'interno della decorazione (che è facoltativa) vanno poste informazioni aggiuntive rispetto alla rubrica dell'articolo o al corpo del comma, ed il rango (legislativo o regolamentare) dell'articolo o del comma medesimo.

Infine, la conclusione è composta da un elemento dataeluogo e dalle sottoscrizioni.

6.2.7.2 Elementi degli annessi

Un documento normativo può contenere una tipologia molto ampia di annessi, da semplici elementi testuali, a complesse tabelle, ad interi documenti strutturati. Inoltre deve essere possibile decidere liberamente di porre il corpo dell'annesso all'interno del documento ospite, oppure esternamente, in un documento autonomo. Dunque la parte degli annessi è divisa in un uno o più elementi annesso, eventualmente preceduti dall’elenco dei nomi degli annessi previsti.

Ogni annesso viene posto nel documento o come un riferimento esterno ad un documento autonomo, oppure come un documento aggiunto in fondo, riiniziando da zero la gerarchia di NormeInRete?. L'annesso, in qualunque forma venga posto rispetto al documento ospite, può comunque essere preceduto da una testata che fornisce gli elementi di giunzione tra i due documenti. Questi sono la denominazione dell'annesso (il modo in cui il documento ospite introduce l'annesso, ad esempio "Allegato A"), il titolo proprio dell'annesso, ed il pre-annesso. Tutti questi elementi possono contenere al loro interno blocchi di testo e sono facoltativi.

La scelta di usare un riferimento esterno o di includere l'annesso nel corpo del documento principale deve restare assolutamente equivalente per i fini della marcatura NIR, ed essere giustificata unicamente da ragioni di comodità. Fanno eccezione a questa regola quegli annessi che per loro natura non possono essere codificati in XML, come immagini, schemi tecnici, ecc., i quali debbono necessariamente essere posti all'esterno del documento, e quegli annessi che, avendo valore di documento autonomo, debbono possedere un proprio URN e ricevere riferimenti espliciti in maniera autonoma dal documento annettente. Altrimenti, la scelta deve essere guidata da criteri di comodità e ragionevolezza. In linea generale, può essere suggerito di sicuramente includere nel documento quegli annessi che per dimensioni o rilevanza non meritano lo status di documento autonomo (brevi testi, semplici tabelle, ecc.), e porre esternamente invece gli annessi più lunghi e strutturati.

6.2.7.3 Elementi inline con semantica rilevante

Lo schema di NormeInRete? definisce alcuni elementi inline come dotati di un preciso significato, la cui marcatura è utile per applicazioni sofisticate di ricerca o rielaborazione dei documenti stessi. Questi elementi possono apparire ovunque nel testo di un documento normativo, e anche indipendentemente dalla presenza di un articolato o di altre sovra-strutture imposte. Tra gli elementi inline di questo tipo troviamo:

  • riferimenti: gli elementi rif, irif e mrif introducono riferimenti espliciti ad un altro testo. L’elemento rif introduce riferimenti a singole strutture del testo, l’elemento irif riferimenti ad un intervallo di strutture (ad esempio, “dal comma 2 al comma 5 dell’articolo X”), mentre mrif è un riferimento esplicito multiplo ovvero a più parti di uno stesso provvedimento. In questo caso gli elementi rif precisati al suo interno sono da intendersi appartenenti al riferimento multiplo. Ad esempio (Decreto Legislativo 28 dicembre 2001, n. 467, art. 3, comma 4):
4. Le disposizioni di cui all'articolo 7, commi 3, 4, 5, 5-bis, 5-ter, 5-quater e 5-quinquies, 13, comma 1, lettera b) e 28, comma 7, della legge 31 dicembre 1996, n. 675 sono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche apportate al regolamento di cui all' articolo 33, comma 3, della medesima legge in applicazione del comma 1 del presente articolo.
  • modifiche: gli elementi mod, imod e rmod, e l’elemento virgolette, vengono usati per individuare istruzioni attive di modifica su altri testi normativi. Similarmente a rif, irif, e mrif, gli elementi mod, imod e rmod contengono istruzioni di modifica individuali, su intervalli e su strutture multiple e disgiunte. Tali elementi contengono testo qualunque, in cui sono presenti uno o più riferimenti, e, nel caso di modifiche di contenuto, anche zero o più elementi virgolettati, che indicano sia il testo da sostituire, il testo da inserire (la cosiddetta novella), e in alcuni casi anche la locazione presso cui un’altra modifica debba essere effettuata. L'elemento virgolette serve dunque per identificare queste parti di testo. L'attributo "tipo" permette di determinare se le virgolette contengono una struttura o alcune parole. Identificare queste parti è obbligatorio. Due aspetti importanti vanno sottolineati nella gestione dei riferimenti modificativi: da una parte, che i virgolettati mantengono la numerazione e gli identificativi che avrebbero all'interno del documento di provenienza. Dall'altra, che il ruolo degli elementi virgolettati (testo sostituendo, testo sostitutivo, ecc.) non viene precisato nell'elemento mod, ma, al contrario, visto il numero e la complessità di casi che si possono presentare, si è preferito porre questo tipo di informazione nella sezione delle disposizioni delle metainformazioni, dove è possibile descrivere con precisione un'ampia gamma di casi possibili.
disambiguazioni: gli elementi def, atto, soggetto, ente, importo, data e luogo sono pensati per circondare e identificare concetti precisi che nella lingua parlata possono avere connotazioni ambigue e che possono essere successivamente difficili da trovare con tecniche di ricerca tradizionali. Identificare queste parti di documento è facoltativo.

6.2.8 Il modulo di metadati

Nel modulo meta vengono descritte le tipologie previste di metainformazioni associabili ai documenti ed alle parti di documento descritte con lo schema di NormeInRete?. In realtà le metainformazioni spalancano infinite possibilità di valore aggiunto, di cui per il momento solo alcune sono suggerite in questo documento, e si prevede di lasciare ampio spazio ad ulteriori approfondimenti. Va innanzitutto notato che lo schema NormeInRete? prevede ma non richiede che le metainformazioni debbano essere poste all'interno del documento, né che debba esistere un unico blocco di metainformazioni per ogni documento. Esso fornisce una sintassi ed un'organizzazione delle meta-informazioni e, indipendentemente, indica le posizioni standard nel documento dove inserire tali meta-informazioni, nel caso si fosse deciso di porle internamente.

Lo schema di NormeInRete? individua due tipi di metainformazioni: le meta-informazioni di documento (elemento meta) e le metainformazioni locali all'interno del documento (elemento inlinemeta).

In entrambi gli elementi possono essere inseriti metadati delle seguenti categorie:

  • redazionale: in questa sezione la redazione che si occupa di pubblicare un documento ha la possibilità di inserire informazioni libere sulla pubblicazione medesima. Queste sono per lo più note redazionali e avvertenze.
  • proprietario: uno schema libero di meta-informazioni relative ad un'applicazione proprietaria.
  • disposizioni: in questa sezione si possono inserire disposizioni caratterizzanti o analitiche per descrivere il contenuto normativo di un documento. Ciascuno di questi elementi possiede una struttura interna che descrive nei dettagli il tipo di elemento descritto, come meglio descritto nella sezione 6.3.5 di questo documento.

Nel solo elemento meta, invece, possono ulteriormente essere inseriti metadati relativamente alle seguenti categorie:

  • descrittori, ovvero informazioni di classificazione biblioteconomica, tra cui informazioni sulla pubblicazione, sull’entrata in vigore originale, sull’identificazione di chi ha lavorato sulla versione XML del documento, e sulle keyword e soggetti da associare al documento
  • inquadramento giuridico, ulteriormente diviso in informazioni sul documento (natura, funzione, fonte, ecc.), informazioni identificative del documento che possano mancare dal frontespizio (titolo, tipo, data del documento, ecc.), oggetto del documento e suoi proponenti.
  • ciclo di vita del documento, che contiene gli eventi (di creazione, modifica, cancellamento) subiti dal documento a causa di altri documenti.
  • lavori preparatori, che contiene il testo dei lavori preparatori che accompagnano un disegno di legge.
  • risoluzioni, che contiene istruzioni o suggerimenti di risoluzione per la conversione da URN ad URL in assenza di risolutore.

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Copyright © Fabio Vitali 2018 Last update of StandardXSD on 06 Oct 2009 - 22:42 by FabioVitali